Ogni tanto siamo capaci anche noi

Dopo aver studiato architettura, mio padre ha fatto l’architetto per pochissimi anni. Non era tagliato per la libera professione, e in quei pochissimi anni aveva peraltro già fatto più urbanistica che progettazione. Poi, nel 1973, è entrato nella nascente Regione Lombardia, e da lì in avanti ha sempre lavorato per il pubblico: prima in Regione, […]

Agosto, dopo agosto, dopo agosto, dopo agosto

Quando eravamo ragazzini, alla fine degli anni ottanta, avevamo gusti strani. Ascoltavamo tantissima musica, e un bel po’ (malamente) la suonavamo pure. Di tutto: rock, blues, jazz, cantautori. Ma eravamo impregnati di uno snobismo sbilenco e inconsapevole: ascoltavamo di tutto, purché non lo ascoltassero gli altri — quantomeno i nostri pari. Un’inconsapevolezza che ci portava […]

Senza frontiere

Attention! Trois, deux, un… Dal primo agosto, e speriamo ancora per poco, chi sbarca a Malpensa in arrivo da Valencia può trovare al gate un agente della polizia di frontiera che gli chiede i documenti. Controlli mirati e selettivi, riservati ai cittadini di Paesi terzi: per noi europei, assicurano, non cambia nulla. Durano un mese, […]

¡Que viva España!

Nel l’estate del 1993, per ragioni che non sono del tutto in grado di ricostruire, io e Davide (a.k.a. il Pablo) disertammo il viaggio di maturità della nostra compagnia – l’usuale periplo delle isole greche – e prendemmo un treno per Barcellona. Quelle settimane nella città di Pepe Carvalho (mia principale àncora spagnola a quei […]

Bogianen in trasferta

In quattro anni a Torino non ho ancora conosciuto nessuno che, prima o poi, non mi abbia raccontato la storia dei «bogia nen». La sanno tutti, la raccontano con un orgoglio commosso, e — dettaglio non secondario — la riferiscono a se stessi: a Milano, da dove vengo, quel soprannome non l’avevo mai sentito. È […]

Io, Pepe, Manolo e Carlin

Mi sono concesso un piccolo lusso: siamo scappati per il fine settimana, io e la Chrissi, nell’appartamento di famiglia al mare. Così questa mattina ho fatto la lunga passeggiata che faccio sempre quando siamo a Chiavari. Sono passato dal centro, ho comprato un pezzettino di focaccia dal mio panettiere preferito e dei ravioli di pesce […]

La vertigine della lista

Mi piace contare le cose. E mi piace elencarle. Non in senso maniacale, né tantomeno per tenerne un inventario accurato o potermene vantare con qualcuno (chi mai dovrebbe essere impressionato dal numero di camicie a righine presenti in un armadio?). Mi piace proprio il gesto dell’elencare, l’elenco come esercizio rassicurante. Le camicie, appese tutte uguali, […]

Piccoli ospiti

Per alcune estati, tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, ospitammo, nella casa vacanze che la mia famiglia gestiva nelle Prealpi Bergamasche, molti bambini e bambine e ragazzi e ragazze seguiti dai servizi sociali. La cosa, nata per caso, era cresciuta negli anni: gli assistenti sociali, probabilmente, trovavano preziosa l’opportunità di concedere ai ragazzi qualche settimana di vacanza dall’essere “speciali”. Per quella ventina di giorni erano solo bambini e bambine tra altri bambini, ragazzi e ragazze tra altri ragazzi. Stesse partite di pallone, stesse ginocchia sbucciate, stesse chiacchiere nel Prato, stesse cotte in discoteca, stesso risotto giallo della Pierina.

Per me, prima ragazzino e poi giovanissimo adulto cresciuto nella bambagia di una solida famiglia progressista della piccola borghesia milanese, frequentare quei ragazzi e quelle ragazze fu una straordinaria occasione di scoperta. Ma quello che, più di tutto, tutti noi imparammo è quanto sia difficile comprendere dall’esterno le complesse situazioni che a volte si creano, quanto sia sbagliato giudicare frettolosamente e sommariamente le difficili scelte che deve prendere chi è incaricato di aiutare.

Per questo trovo terribile e doloroso assistere alla polemica sommaria e faziosa che si è sviluppata sui giornali e sui social intorno alla vicenda della famiglia di Palmoli. Forse ancora di più oggi, nell’era informazione globale e dell’impossibile oblio, dovremmo tutti riflettere sul confine delicato e critico tra sacrosanto diritto all’informazione (e quello più discutibile al voler sempre e comunque dichiarare al mondo la propria opinione) e il non meno importante rispetto per le vite degli altri, soprattutto dei più fragili.

The friendliest place on earth

Se Parigi è stata, nel XIX secolo, la città che ha modellato l’immaginario della modernità europea — la capitale dei boulevard, delle rivoluzioni, della vita pubblica come teatro — New York è stata la città del XX secolo per eccellenza. La città verticale, finanziaria, migrante, tecnologica; la città della mescolanza e del conflitto, del sogno e della disuguaglianza. La città dove le forme della vita urbana si sono reinventate più volte, spesso prima che altrove. Per questo l’elezione di un nuovo sindaco a New York non è solo un fatto amministrativo. È un cambiamento che parla al mondo.

Il PRG è della Città

Pubblicato su Il Corriere della Sera Torino di martedì 21 ottobre 2025. Che a Torino si torni a discutere di urbanistica e di futuro della città è una buona notizia. Critiche, proposte e contributi sono preziosi in questa fase e vanno ascoltati con particolare attenzione, perché non possono che arricchire il Piano che stiamo finalizzando. […]

Disegnare oggi la Torino del futuro

Qualche giorno fa abbiamo presentato le linee fondamentali del nuovo Piano Regolatore Generale di Torino, a cui stiamo lavorando fin dall’inizio di questo mandato e che entro l’anno approveremo in Giunta, per poi portarlo all’esame del Consiglio Comunale. L’incontro si è tenuto nell’aula magna del Campus dell’ESCP Business School, dove siamo stati accolti da Alberta […]

Il maestro Miyagi e Daniel-San

Oggi ho attraversato di nuovo piazza Leonardo da Vinci. Settimana scorsa è iniziato l’anno accademico, e con lui il mio Laboratorio di progettazione. Sono passati trentadue anni da quando, nella stessa piazza, lessi sul tabellone l’esito del test di ammissione a Architettura. Da allora non ho mai smesso di frequentare il Politecnico: prima da studente, […]

Un pettirosso farà primavera?

Non credo di essere persona particolarmente vanitosa, ma ho le mie debolezze: una di queste è pregiarmi di essere un accanito lettore e un non meno accanito accumulatore di libri. Più o meno fondata che fosse in origine questa vanteria, oggi sarebbe certamente impropria, giacché negli ultimi tempi il mio ritmo di lettura è calato […]

Map of a Blue City

Marc Ribot è, credo, il mio chitarrista preferito. […] Ma il chitarrista preferito non è il più bravo, o il più rilevante, o quello che in un certo periodo hai ascoltato più ossessivamente: è qualcosa di diverso. È quello che quando suona fa vibrare le corde della tua anima, come Metheny faceva con il secondo layer della sua Pikasso. È quello che ti fa venire la pelle d’oca – o, meglio ancora, ti fa accapponare la pelle (che espressione magnifica, che ti trasforma in un ex-pennuto spennato, appeso per i piedi e pronto per essere cucinato) come l’Orgasmatron, che tu lo voglia intendere come il massaggiatore da cuoio capelluto che vendono gli ambulanti per le strade o come la letale arma di Barbarella. È quello che ti afferra il cuore e te lo strappa dal petto, come Mola Ram nei sotterranei del palazzo di Pankot.

Sospesi a due stelle nel cielo

Ripensando alla musica che ascoltavo quando avevo 16 anni, non mi è facile ricostruire per quale ragione fossi andato a vedere il concerto di Lucio Dalla al Forum di Assago nell’aprile del 1991. Intendiamoci: Lucio Dalla era un genio, alcune sue canzoni sono degli autentici capolavori e oggi, ancor più che ieri, sono certo del […]

Apocalittici, integrati e barlafüss

Sarà per il mio inguaribile ottimismo, ma, sul tema dell’Intelligenza Artificiale, se proprio dovessi scegliere – seguendo la celebre distinzione di Umberto Eco – mi considererei senza dubbio tra gli integrati. Credo che l’AI, pur con tutti i suoi rischi e dilemmi, offra straordinarie opportunità per ripensare cultura, conoscenza, persino umanità. Purché sia accompagnata – e possibilmente guidata – da quella naturale, di intelligenza.

Però, vorrei chiedervi: anche i vostri social si stanno popolando di quei post apparentemente edificanti e pseudoculturali, accompagnati da immagini generate dall’AI che sembrano uscite da un manuale di geografia scritto a cottimo da un algoritmo confuso e svogliato? Immagini in cui la pentagonale Mole Vanvitelliana di Ancona guadagna un sesto lato, perché un angolo in più non si nega a nessuno, in cui la meravigliosa installazione The Floating Piers di Christo e Jeanne-Claude sul Lago d’Iseo si trasforma in una passerella sconclusionata giallo canarino e un borgo coraggioso delle Alpi occidentali viene deliziosamente adagiato su fondali dolomitici degni di una pubblicità del latte degli anni Ottanta?

Qualcuno, forse eccessivamente integrato, potrebbe dire che è il prezzo dell’innovazione. Ma qui non si tratta di sbavature pionieristiche: è pura sciatteria. Ed è un peccato, perché lo strumento è potente, ma – come tutte le cose potenti – richiede discernimento, competenza e un minimo di rispetto per ciò che si rappresenta.

Altrimenti l’AI non eleva: semplifica, deforma, banalizza. E no, non è colpa dell’arrivo dell’intelligenza artificiale. È colpa della dipartita di quella naturale.

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