Mi piace contare le cose. E mi piace elencarle.
Non in senso maniacale, né tantomeno per tenerne un inventario accurato o potermene vantare con qualcuno (chi mai dovrebbe essere impressionato dal numero di camicie a righine presenti in un armadio?). Mi piace proprio il gesto dell’elencare, l’elenco come esercizio rassicurante. Le camicie, appese tutte uguali, una accanto all’altra. I libri sugli scaffali, anche quando so benissimo che non sono in ordine logico, ma solo in un ordine che a me, in quel momento, sembra sensato. I dischi. Le chitarre. Le tazze. Le cose, insomma.
L’ho sempre fatto, senza sapere bene perché. Senza attribuirgli un significato particolare. Era semplicemente una forma di domestica messa in sicurezza del mondo: se posso elencarlo, allora in qualche modo mi appartiene; se lo posso contare, forse non mi sfugge del tutto.
Poi, a un certo punto, è arrivato La vertigine della lista di Umberto Eco.
Eco è uno di quegli autori fondativi (almeno per me) per cui, a posteriori, ti accorgi che ti ha spiegato cose che facevi già, ma senza saperle nominare. Leggendolo ho avuto una di quelle epifanie un po’ imbarazzanti: non ero ordinato o metodico (e questo si sapeva), ero afflitto – in senso quasi clinico – dal gusto per la lista. Con tutte le sue caratteristiche: l’elenco come tentativo di afferrare l’infinito senza limitarlo, come accumulo, come argine precario contro il caos, come gesto che non pretende di essere definitivo, ma nemmeno rinuncia a provarci.
Molto prima che Eco ci spiegasse il perché, però, noi facevamo liste già da ragazzi.
Erano gli anni in cui il tempo sembrava una risorsa infinita, e non c’erano altri intrattenimenti digitali degni di questo nome, quindi passavamo nottate intere a compilare elenchi. Di dischi, di canzoni, di film. Di ragazze e ragazzi. Di posti dove eravamo stati o dove avremmo voluto andare. Di figuracce memorabili. Non erano classifiche – e questa è una distinzione importante – perché non c’era un primo e un ultimo, non c’era una gerarchia. Il valore stava nell’essere dentro la lista, non nella posizione che occupavi. Era una faccenda ontologica, non ordinale.
Da questo punto di vista eravamo molto diversi dai ragazzi del Championship Vinyl di Nick Hornby, che pure sentivamo come fratelli maggiori: loro riordinavano il mondo continuamente, noi lo accoglievamo per accumulo. Lavoro sporco, faticoso, ma democratico.
Uno dei compiti più titanici, di quelli da affrontare con solennità e litri di caffè (o di quello che la casa offriva), era la lista dei venti film più significativi della nostra vita. Non i più belli. Non quelli che ci erano piaciuti di più. Ma quelli che, per qualche ragione misteriosa e spesso del tutto sproporzionata, avevano significato qualcosa in un preciso momento delle nostre allora ancora giovani vite. Film che avevano accompagnato un amore, una solitudine, un trasloco, una fase. Film che, rivisti anni dopo, magari non reggevano affatto, ma che non avresti mai osato togliere dall’elenco.
Recentemente mi sono messo a usare con maggiore intensità IMDb, nella per ora vana speranza di ridurre gli attacchi di panico serali legati alla scelta del film da vedere. Attacchi che, va detto, spesso degenerano in escalation imprevedibili all’interno delle relazioni familiari. E così ho ricominciato a fare liste. Un po’ per difesa, un po’ per nostalgia.
E mi sono ricordato di quelle notti.
E di quella lista.
Ho provato a rifarla. Mi sono concesso uno sconto generoso: cento film invece di venti. Non per ambizione enciclopedica, ma perché in certi momenti quelli sono gli anni che mi sento addosso. Senza ordine. Senza pretese. Senza classifiche. Solo un elenco, come una volta.
E allora, senza ulteriori giustificazioni, eccola qui.
https://www.imdb.com/list/ls4154016205
Alcune note metodologiche.
L’ordine in cui IMDb vi mostra la lista è casuale, potete ordinarla come meglio credete. Non a caso è una lista, non una classifica.
Nel compilarla, ho provato a farmi guidare dagli anni di uscita: non ha funzionato, ma ho ereditato da questo tentativo il fatto che siano film usciti da quando sono in vita (con una unica non negoziabile eccezione). Va segnalato che in molti casi il momento in cui sono stati significativi per me non è legato alla loro data di uscita.
Si sperimenta un inevitabile diradamento venendo verso gli anni più recenti: qui manca la prospettiva storica per capire cosa davvero sia stato significativo. D’altro canto, la lista è cosa viva e, se tornerete a visitarla, molto probabilmente la troverete cambiata.
In caso di registi che ho amato moltissimo (Woody Allen, Pedro Almodovar, Steven Spielberg e altri) ho cercato di limitare il numero di film scelti, deliberando esclusioni dolorosissime. Stesso criterio per le saghe e le serie di film.
E, ultimo ma importantissimo: essendo il criterio di scelta totalmente personale, la lista non è criticabile per definizione. Puó essere spunto per infinite discussioni, ma non oggetto di critiche o censure. Questa è la regola fondamentale.