Oggi ho attraversato di nuovo piazza Leonardo da Vinci. Settimana scorsa è iniziato l’anno accademico, e con lui il mio Laboratorio di progettazione. Sono passati trentadue anni da quando, nella stessa piazza, lessi sul tabellone l’esito del test di ammissione a Architettura. Da allora non ho mai smesso di frequentare il Politecnico: prima da studente, poi da dottorando, poi da assistente e infine, ormai da quasi vent’anni, da professore a contratto.

Una decina d’anni prima di quel settembre, il 22 giugno 1984, usciva nei cinema americani The Karate Kid – in Italia arrivò nell’ottobre dello stesso anno, col titolo Per vincere domani. Le riprese si erano svolte in California tra l’autunno e l’inverno del 1983. Pat Morita, all’anagrafe Noriyuki Morita, l’intramontabile maestro Miyagi, era nato a Isleton, nella contea di Sacramento, il 28 giugno 1932. Il conto è presto fatto: durante le riprese di Karate Kid, il maestro Miyagi (o meglio, l’attore che lo impersonava) aveva cinquantun anni. Proprio gli anni che compio io oggi.
Entrare in aula e incontrare lo sguardo curioso di una cinquantina di ragazze e ragazzi è ormai un rito consolidato — senza che questo tolga nulla all’emozione. Quest’anno, però, qualcosa è cambiato. Per la prima volta ho visto nei volti dei miei studenti, nei loro outfit improbabili, nel loro linguaggio GenZ, i miei figli.
Capirete come, per una generazione come la mia, sostanzialmente non predisposta alla maturazione (l’ho scritto più volte in questo blog), questo sia un trauma non da poco. Perché nella nostra testa di bambini degli anni Ottanta saremo per sempre l’impacciato ma temerario Daniel-San — e l’evidente impermeabilità di Ralph Macchio all’invecchiamento non aiuta a disilluderci.
Eppure è arrivato il momento, non più rinviabile, di prendere atto che siamo dall’altra parte. Non solo che non siamo più Daniel-San, ma che la cosa migliore che ci può capitare è incontrare qualcuno che si fidi abbastanza di noi da lucidare un intero parco macchine (“dai la cera, togli la cera”), dipingere uno steccato, raschiare un pavimento e verniciare la casa da un lato all’altro… solo perché glielo chiediamo. Qualcuno disposto a raccogliere quel piccolo bagaglio di cose che abbiamo imparato, e magari non sempre capito. Qualcuno che riesca, con le bacchette, a catturare la mosca che noi non abbiamo mai preso.

Che lo spirito di Miyagi ci assista in questa nuova fase della vita, e ci conceda almeno una volta il privilegio di vedere uno dei nostri Daniel-San librarsi nell’aria come una leggiadra gru. Allora sì che anche questi cinquantun anni potranno sembrare più leggeri.