Disegnare oggi la Torino del futuro

Qualche giorno fa abbiamo presentato le linee fondamentali del nuovo Piano Regolatore Generale di Torino, a cui stiamo lavorando fin dall’inizio di questo mandato e che entro l’anno approveremo in Giunta, per poi portarlo all’esame del Consiglio Comunale. L’incontro si è tenuto nell’aula magna del Campus dell’ESCP Business School, dove siamo stati accolti da Alberta Di Giuli, direttrice della scuola e gentilissima – e direi anche entusiasta – ospite dell’iniziativa. Con me c’erano il Sindaco Stefano Lo Russo, Piero Boccardo, presidente di Urban Lab, e Emanuela Canevaro e Daniela Cevrero, in rappresentanza degli uffici della Città. Davanti a noi un pubblico importante e molto vario: rappresentanze istituzionali, operatori del settore, associazioni, sindacati, corpi intermedi, e tanti rappresentanti della politica. È stata una serata intensa e, per noi che da tanto lavoriamo a questo progetto e ci crediamo davvero, anche molto emozionante. C’era l’energia delle grandi occasioni, ma anche la sensazione di condividere qualcosa di maturo, costruito nel tempo e insieme a molti. Spero presto di poter raccontare in modo più dettagliato i contenuti concreti e tecnici del Piano – anche per rispondere ai tanti amici addetti ai lavori che me lo hanno chiesto. Per ora vi lascio qui quello che ho detto quella sera (più o meno: un piccolo imprevisto tecnico mi ha costretto a parlare completamente a braccio), come sintesi della visione e delle intenzioni che hanno ispirato questo lavoro.

Per spiegare quanto sia necessario un nuovo Piano, faccio sempre un esempio: pensate all’automobile, o al telefono, che avevate trent’anni fa. Erano probabilmente ottimi prodotti, ma non li usereste oggi nella vita di tutti i giorni. Il nostro Piano Regolatore — e non ci stancheremo mai di ricordare quanto fosse un piano straordinario — ha accompagnato Torino per tutto questo tempo, guidandola nella delicata transizione postindustriale. Ha svolto bene il suo compito, lasciandoci un’eredità importante. Ma la città, oggi, non è più la stessa. Sono cambiate le esigenze di Torino e dei suoi abitanti, ed è cambiato anche il senso stesso di fare un Piano Regolatore. I Piani, un tempo, nascevano per regolare la crescita delle città. Oggi le città non crescono più espandendosi oltre i propri confini: non solo non è necessario, ma sappiamo quanto sia dannoso per il pianeta continuare a consumare suolo. Le città crescono su se stesse, rigenerandosi. Ed è qui che sta la vera sfida dei Piani di oggi, completamente diversa da quella del passato. Come professionista e come amministratore, penso che redigere un Piano Regolatore oggi non possa ridursi ad aggiornare norme e regole. È un atto di visione: un piano che deve guardare avanti, introdurre soluzioni nuove per governare e orientare il futuro di Torino, e assicurare che la crescita sia davvero al servizio della città e di tutti i suoi abitanti. Dobbiamo ricordarci sempre che il piano che approviamo oggi è il piano che vivranno le prossime generazioni.

Il Piano Regolatore è la mappa che guida lo sviluppo e la trasformazione di Torino. È, prima di tutto, un atto politico, che traduce una visione condivisa della città in priorità e scelte concrete. Significa domandarsi con responsabilità: quale città vogliamo consegnare ai cittadini di oggi e di domani?  Questa amministrazione lo ha fatto fin dall’inizio del proprio mandato, e lo fa oggi, come avete appena sentito dal nostro Sindaco. Non solo a parole, ma anche con politiche e progetti che contribuiscono a realizzare la Torino che vogliamo. Per il Piano Regolatore questa visione ha preso forma in un atto di indirizzo, approvato nel 2023, che ha orientato tutto il lavoro successivo.

Come strumento strategico e normativo, il PRG permette di:

  • regolare l’uso del suolo, indirizzando la crescita dove è più appropriato e tutelando ciò che deve essere preservato;
  • delineare una traiettoria chiara di sviluppo , che consolidi l’identità di Torino e ne orienti le priorità;
  • garantire regole eque, rendendo i processi di sviluppo trasparenti, sostenibili e inclusivi.

Migliorare la vita quotidiana, con case di qualità, spazi pubblici accessibili, una mobilità efficiente, cultura e sport diffusi. Monitorare i risultati, imparando e adattando le strategie nel tempo. Questo piano nasce da una direzione politica forte, tracciata fin dall’inizio dal Sindaco Lo Russo e dalla Giunta, che hanno voluto fare del nuovo Piano Regolatore uno degli impegni più importanti e concreti del mandato.

Per disegnare il futuro, occorre partire da una comprensione profonda del presente. Torino, come molte città europee, è attraversata da cambiamenti sempre più rapidi e complessi. Abbiamo analizzato i principali fattori di trasformazione della città: la demografia, l’economia, l’ambiente, la qualità della vita. Torino cresce con chi la sceglie: un residente su due non è nato torinese, ma ha scelto di diventarlo.

Dalla manifattura all’innovazione, la città rigenera la propria vocazione produttiva, contando su un ecosistema vitale di start-up, università e imprese tecnologiche, un know-how consolidato e un ampio bacino di talenti che studiano nelle università torinesi. E sul fronte ambientale, Torino è in prima linea, con risorse naturali eccezionali e investimenti concreti sul verde urbano, la resilienza e la sostenibilità. Torino offre opportunità di investimento, un forte sistema di connessioni e elevata qualità della vita a costi accessibili. Un vantaggio competitivo che dobbiamo rafforzare per rendere la città ancora più capace di attrarre ed accogliere. E, prima ancora, capace di liberare il potenziale del capitale economico e umano che già è in città.

Ma i dati non bastano a cogliere le esigenze del territorio. Il nuovo Piano Regolatore nasce anche da un processo di ascolto senza precedenti. Abbiamo consultato i principali stakeholder e le ‘intelligenze’ della città. Abbiamo ascoltato i cittadini, le associazioni, le comunità attraversando la città quartiere per quartiere. Abbiamo costruito alleanze con le municipalità vicine e le istituzioni locali. Da questo processo è emersa una mappa dettagliata e viva, che restituisce le potenzialità e le sfide di ogni quartiere e delle diverse voci che animano la città. 

Non partiamo da zero. La città è attraversata da un’onda straordinaria di progetti e investimenti privati e pubblici che interessano infrastrutture, spazi pubblici, patrimonio edilizio e aree da rigenerare. Per fare un paragone chiaro ai torinesi, un volume complessivo di investimenti che supera quello mobilitato per le Olimpiadi del 2006. L’efficacia di queste iniziative dipende dalla capacità di ricondurle ad una visione unitaria e una regia coerente. Oggi Torino si trova in un crocevia: l’urgenza di agire è reale, ma lo è anche l’opportunità.

Il Piano Regolatore vigente non può assolvere a questo obiettivo. E’ un piano che ha traghettato Torino nella complessa fase di deindustrializzazione, ma che non risponde più alle esigenze della Torino di oggi. Le oltre 300 varianti che ha subito dimostrano che è un piano che ha esaurito la sua spinta trasformativa, diventando un freno, invece che un incentivo per gli investimenti e per la trasformazione della città. Il nuovo Piano inverte questa logica. È un Piano adattivo, inclusivo e innovativo, che unisce regole chiare e processi certi e trasparenti a una visione strategica per la Torino di domani. Un Piano che risponde alle esigenze di oggi, ma che sa adattarsi a condizioni in continuo cambiamento, senza mai perdere di vista i propri obiettivi. Un Piano che Integra sviluppo e welfare, individuando spazi e opportunità per la crescita della città, ma garantendo al tempo stesso accessibilità economica e qualità della vita, nel breve come nel lungo periodo. Un piano che tutela il patrimonio ma favorisce l’innovazione, promuovendo il riuso e la rigenerazione con forme e modalità nuove. Il Piano accompagna l’iniziativa pubblica e privata, valorizza gli investimenti e redistribuisce benefici sul territorio.  Fornisce agli uffici pubblici gli strumenti per lavorare in modo coordinato e sistemico verso un progetto urbano coerente e duraturo.

Il Piano fornisce una roadmap chiara per i prossimi anni, articolata in otto ambiti tematici.

  • Centro internazionale per l’Innovazione, Formazione e Sviluppo Economico.
  • Infrastrutture e Mobilità.
  • Riuso e Rigenerazione.
  • Quartieri e Comunità.
  • Abitare e Inclusione.
  • Cultura, Sport e Tempo Libero.
  • Salute, Sostenibilità e Resilienza.
  • Parchi e Spazi Pubblici.

Le città, come tutti gli organismi, hanno bisogno di crescere. Torino dispone di tutte le risorse per emergere come un hub internazionale di innovazione, formazione e sviluppo economico. Università di livello internazionale che attirano ogni anno decine di migliaia di studenti, un know-how ingegneristico di altissimo livello, un ecosistema istituzionale e innovativo fortemente radicato nel territorio. Oggi, l’economia torinese cresce con un tessuto di imprese innovative e una forza lavoro che  integra le tecnologie digitali nei processi produttivi e nei servizi. Ma da sole non bastano: occorre connettere le risorse esistenti, far emergere nuovi driver e garantire spazi e servizi per attrarre e capitalizzare sviluppo, innovazione, investimenti. 

Il Piano guida questa trasformazione identificando e promuovendo  spazi e distretti a vocazione innovativa e di ricerca  – industria avanzata, aerospazio, AI sono esempi vincenti, espandibili e riproducibili. La transizione digitale richiede una zonizzazione flessibile, spazi ibridi e adattivi, e opportunità per connettere imprese, ricerca, produzione e infrastrutture di co-working. Esempi virtuosi già esistono a Torino: il Lanificio, per esempio, ospita più di 80 aziende nei 40.000 mq di un ex stabilimento industriale, offrendo spazi e servizi condivisi capaci di adattarsi alle esigenze di un ecosistema produttivo dinamico e attrattivo. Connessioni che vengono promosse non solo al livello di una singola area, ma anche di città. Questi spazi non restano isole: sono connessi tra loro e integrati con la città, con spazi pubblici pedonali e permeabili, residenze accessibili, e connessioni verdi (es. Miglio dell’Innovazione).

La mobilità è una leva strategica per la crescita e la qualità della vita. Torino è una città-ponte tra Italia ed Europa, grazie ad un sistema infrastrutturale sempre più esteso che connette la città a nuovi mercati, talenti e opportunità. Un sistema di trasporti moderno ed efficiente non significa solo competitività: è sostenibilità, salute e vivibilità: meno traffico, aria pulita, connessioni rapide. Una città dove muoversi è facile e sostenibile attrae persone, lavoro e idee.

Nel nuovo piano abbiamo rivolto una priorità assoluta all’integrazione tra pianificazione urbana e mobilità. Il Piano prevede una città connessa a tutte le scale e a tutte le velocità. Le reti di grande scala si innestano fluidamente sulla mobilità metropolitana e locale, connettendo territorio e tessuto urbano. 

Abbiamo orientato lo sviluppo, la densificazione e le funzioni strategiche attorno ai nodi di trasporto multimodali: la nuova linea della metropolitana, il servizio ferroviario metropolitano e le linee tramviarie in sedi protette. Poli dell’innovazione, sedi universitarie, centri culturali, servizi pubblici e sanitari si collocheranno prioritariamente entro il raggio pedonale dalle principali fermate del trasporto pubblico. Il piano disegna una città fatta di quartieri connessi, sempre più pedonale e ciclabile, dove lo spazio per bici e pedoni non è residuale, ma integrato in una rete di spazi pubblici connessi, sicuri e di qualità.

Il Piano punta sullo sviluppo ma tutela l’identità urbana e il territorio. Disegna una città che cresce senza consumare nuovo suolo, ma rigenerando l’esistente. Torino è uno straordinario esempio di riuso adattivo diffuso: le OGR, Parco Dora, il Lingotto indicano una vocazione che i nuovi progetti confermano: la nuova Biblioteca Civica del Valentino, la Cavallerizza, Manifattura Tabacchi mostrano come edifici storici ed ex aree industriali possano diventare centri di innovazione, spazi pubblici, parchi, dove storia, efficienza energetica e socialità convivono. Questa è una forza che vogliamo consolidare, promuovendo il ruolo di Torino come capitale del riuso. Incentivare la rigenerazione del patrimonio edilizio dismesso non solo per tutelare l’eredità storica e manifatturiera di Torino, ma anche come occasione di investimento e sperimentazione.  

A questo scopo abbiamo introdotto regole semplici e flessibili che favoriscono il riuso sulla nuova costruzione. Ma il riuso di singole aree o edifici non è più sufficiente. La pianificazione di oggi non ha più l’esigenza di regolare l’espansione della città – dentro o fuori dai suoi perimetri, ma di governare città che crescono su se stesse. La sfida del nuovo Piano è fare spazio al pubblico nella trasformazione della città esistente, coordinando progetti pubblici e privati per promuovere mix funzionale, tutela ambientale, spazi pubblici connessi. Per fare questo, abbiamo anche introdotto un nuovo strumento, a cui abbiamo dato il nome di Figure di Ricomposizione Urbana: 8 sistemi urbani, chiaramente identificabili, con una vocazione precisa e un disegno urbano integrato, dove pubblico e privato sono chiamati a concorrere per realizzare la Torino del futuro. 

Riteniamo, tuttavia, che lo sviluppo debba sempre essere bilanciato da un’attenzione al welfare e alla qualità della vita. La prossimità è la dimensione a cui la città deve essere accogliente, accessibile, vivibile. In questa nuova stagione della pianificazione, molte città hanno dovuto ricostruire queste unità più minute. A Torino non è stato necessario, perché Torino è già una città di quartieri. Il lungo lavoro di ascolto del territorio ce lo ha dimostrato ulteriormente: ogni cittadino sa perfettamente riconoscere in quale quartiere abita, uno studente che si trasferisce a Torino lo impara rapidamente, e tutti sanno descriverne con precisione i perimetri, le risorse e le sfide. Bisogna partire da queste specificità per progettare una città giusta e attrattiva, dove si vive bene in ogni quartiere. I quartieri sono i luoghi della socialità, gli anticorpi naturali agli effetti collaterali della trasformazione come la gentrificazione, la polarizzazione sociale e la mancanza di radicamento.

Il piano aggiorna e formalizza la suddivisione della città in 34 quartieri, una lettura più sensibile e attuale generata direttamente dall’ascolto degli abitanti. I quartieri diventano l’unità minima della pianificazione urbana, su cui misurare la dotazione equa di servizi, verde, sport, cultura, accessibilità. Una rete di quartieri serviti e connessi tra loro e con il centro.

Per ogni quartiere, abbiamo identificato le principali centralità, spazi pubblici che rappresentano il cuore della vita collettiva locale, in cui si concentrano funzioni pubbliche, commerciali e sociali di prossimità. 

Il Piano propone specifiche forme di tutela e valorizzazione di queste centralità, per:

  • tutelare il commercio e i servizi di prossimità;
  • promuovere l’attivazione dei piani terra;
  • migliorare pedonalità e qualità degli spazi pubblici.

Una città giusta e inclusiva è anche una città accessibile. Torino offre oggi un costo della vita e della casa straordinariamente competitivo rispetto ai principali centri italiani ed europei, anche se non mancano i segnali di tendenze comuni ad altre città europee, come l’aumento del costo degli affitti. Occorre, però, adattare l’offerta di case alle nuove esigenze, garantire un’offerta equa in tutta la città, e assicurare che l’accessibilità economica rimanga una prerogativa di Torino negli anni a venire, con misure capaci di prevenire disuguaglianze tra i quartieri e assicurare un accesso equo a questo bene primario.

Per raggiungere questo obiettivo, il Piano introduce meccanismi per catturare valore dalle trasformazioni private e utilizzarlo per rispondere alle esigenze degli abitanti di oggi e di domani. Non esiste un’unica formula o una risposta unitaria. Il Piano predispone strumenti che permetteranno di rispondere ad esigenze sempre nuove, affrontando le priorità di oggi.

  • La promozione del mix funzionale: ci sono esempi, come Cascina Fossata, che dimostrano come possa essere la chiave per integrare residenze sociali, servizi, commercio in un contesto vivace e vivibile.
  • L’attivazione di alloggi vacanti, prima di tutto lavorando per una distribuzione del valore più equa, ma anche con misure mirate di incentivazione.
  • Un’offerta più diversificata e accessibile, specie in affitto, controllando fenomeni potenzialmente espulsivi come gli airbnb.
  • l’introduzione di nuove tipologie abitative come co-living, cooperative, unità abitative accessorie, per rispondere ai bisogni diversificati di tutti gli abitanti.

La casa è un bene primario, ma non basta. L’identità di Torino nasce dall’equilibrio tra un costo della vita accessibile e una vivacità urbana alimentata da arte, cultura e sport: i veri motori della sua elevata qualità di vita. Queste attività sono parte integrante della vita quotidiana di chi vive e frequenta la città: Torino è ormai un palco abituale di grandi eventi musicali, sportivi, culturali, ma è anche una città ricca di presidi ed iniziative locali, diffuse in tutti i quartieri. 

Il Piano agisce su entrambi i livelli, riconoscendoli come elementi fondamentali e complementari della vita in città. Da un lato individua le aree con forte vocazione culturale, capaci di ospitare eventi di rilevanza urbana, se non metropolitana e internazionale: la città delle ATP, del Kappa FuturFestival, del ClubToClub, di Artissima…): distretti tematici dove potenziare spazi flessibili, corridoi verdi e infrastrutture. Dall’altro rafforza un’offerta diffusa di servizi sportivi e culturali, attivando spazi sottoutilizzati, allestendo spazi pubblici attrezzati, tutelando e valorizzando i servizi esistenti, un lavoro su cui la città ha già investito molto in questi anni: la città delle biblioteche, delle scuole, delle associazioni culturali, delle Case di Quartiere, dei parchi.

Il cambiamento climatico è la sfida più grande della nostra epoca. Una sfida di dimensione globale, ma che si può affrontare solo localmente, ponendo al centro della pianificazione urbana la cura e tutela del territorio e delle persone. Il Piano coglie questa sfida affrontando la crisi climatica come un’occasione per migliorare salute, servizi sanitari, gestione dei rifiuti, efficienza energetica e vivibilità, valorizzando le straordinarie risorse naturali della città: fiumi, verde, colline.

In questo scenario, Torino assume un ruolo attivo. L’adesione al Climate City Contract impegna la città a tradurre gli obiettivi europei sul clima e sull’ambiente in azioni concrete di pianificazione urbana.

  • La sostenibilità diventa un principio guida e un requisito imprescindibile di qualsiasi trasformazione.
  • Vengono offerti servizi sanitari accessibili e avanzati, integrando i grandi centri con presidi locali in tutti i quartieri.
  • I servizi ecosistemici vengono tutelati e valorizzati, riconoscendone anche nella normativa l’essenziale funzione di servizio di valenza pubblica e urbana. 
  • Torino diventa non solo una città più resiliente, ma un esempio e un laboratorio di innovazione anche in questo campo.

Nel nuovo Piano siamo partiti dalla tutela e dalla valorizzazione delle straordinarie infrastrutture verdi e blu di cui la città dispone: Torino è la città dei quattro fiumi, con oltre 70 km di fasce fluviali da proteggere, incorniciata da colline e montagne, con più di 50 parchi pubblici e privati. Queste risorse sono tutelate per la loro funzione ecologica e biodiversità, ma anche come luoghi da vivere quotidianamente, integrando fiumi e parchi nel disegno urbano.

Alla scala del quartiere, il Piano mira a garantire un’offerta equa di spazi verdi: ogni abitante deve poter raggiungere spazi verdi entro 10 minuti a piedi. L’analisi dei dati esistenti permette di individuare carenze e pianificare interventi mirati. Alla scala urbana, le grandi infrastrutture ecosistemiche come fiumi e boschi diventano ossatura essenziale della pianificazione. Gli spazi verdi del nuovo Piano non sono più solo parchi, ma anche aree agricole, suoli permeabili, aree rinaturalizzate, infrastrutture verdi che animano gli spazi pubblici.

Il nuovo Piano di Torino è il frutto di un lavoro lungo, polifonico, corale. È prima di tutto il risultato della direzione che il Sindaco Lo Russo e la giunta hanno saldamente tracciato per la città. È un lavoro che ha visto protagonisti i nostri uffici, che hanno assunto con responsabilità e dedizione la guida di un gruppo di lavoro esteso ed eterogeneo. L’hanno raccontato insieme a me Emanuela Canevaro e Daniela Cevrero. Per raggiungere l’obiettivo (a dir poco sfidante) che ci ha posto il Sindaco abbiamo attivato una macchina veramente eccezionale.  Oggi, stanno operativamente lavorando al piano circa 70 persone, più della metà donne, di età media sotto i 40 anni. Non solo dipendenti comunali, ma esperti da Torino e da tutta Italia che hanno fornito la loro professionalità mettendo a sistema un bagaglio di competenze ricco e diversificato. Il lavoro che stiamo facendo raccoglie però anche i contributi di tutti i colleghi non solo del dipartimento Urbanistica ed edilizia privata, ma anche degli altri dipartimenti della città (Commercio, ambiente, mobilità, per citare quelli più coinvolti). Colleghi che ringrazio molto perchè hanno messo a disposizione del nostro lavoro il loro (già risicato) tempo e la loro indispensabile conoscenza della città. Fondamentale, nel nostro percorso, è stato anche il contributo di Urban Lab, dell’in house InfraTo, di Bloomberg Associates, delle università torinesi e non solo. In particolare il Politecnico di Torino, attraverso una convenzione sottoscritta tra la città e il dipartimento DIST fin dalla proposta tecnica, ha fornito e ci sta fornendo un fondamentale contributo scientifico, tirocinanti e dottorandi che lavorano con noi presso i nostri uffici.

L’obiettivo che ci è stato assegnato è quello di consegnare alla Giunta entro la fine di quest’anno il progetto Preliminare del nuovo PRG per avviarne il percorso di adozione in Consiglio Comunale nei primi mesi del nuovo anno, a seguito di una fase di confronto e ascolto nell’ambito dei lavori delle Commissioni consiliari. Dopo l’adozione da parte del Consiglio, il procedimento proseguirà con la fase di pubblicazione, nell’ambito della quale tutti potranno esprimere osservazioni. Successivamente l’iter proseguirà il suo percorso amministrativo e politico per giungere all’approvazione definitiva. Ovviamente il lavoro da fare è ancora molto, ma siamo attrezzati per poterlo affrontare al meglio. Portare avanti la revisione generale del PRG con l’attuale normativa urbanistica piemontese è una sfida coraggiosa nella quale siamo tutti pienamente coinvolti. Sarà sicuramente un’esperienza di crescita professionale per tutti coloro che ne prendono parte e che lascerà un eredità importante per la Città.

Ci siamo. Ma il nuovo Piano è solo il primo passo.

Credo e spero che sarete con noi. Una città non si trasforma senza uno sforzo collaborativo, e speriamo che tutti vogliate farne parte.

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